Nel nome del padre del figlio e dello spirito santo (amen) è la trilogia sulla religione e le credenze popolari nel sud Salento, il film è diviso in tre episodi diversi, ognuno racconta una storia ambientati in periodi diversi della storia del novecento Salentino.I tre episodi della trilogia raccontano delle storie realmente accadute, le memorie sono tratte da interviste, documenti dell’epoca e racconti dei sopravissuti, tutto ciò nell’intento di “conservare” una realtà mai raccontata attraverso le immagini, e che man mano va scomparendo. Nel nome del padre è il primo episodio della trilogia. Nel nome del padre, perché il  “padre”  è  inteso come simbolo del fascismo,  il film racconta infatti, le vicissitudini di tre camicie nere che,  nati  nel periodo più rigoglioso del fascismo e cresciuti fin da piccoli con questi utopistici ideali si ritrovano ad essere giudicatori e giudicati.Spediti in età molto giovane in un avamposto lontano dalla città, si ritrovano in piena guerra a controllare e giudicare dei poveri contadini che cercano in tutti i modi di tirare avanti, attraverso anche i diversi contrabbandi di sale, pane e tabacco.

 

Il film parla della ricerca che ognuno di noi fa per perseguire i propri ideali, confusi molto spesso dalla cultura, dalle tradizioni e dai mezzi di comunicazione.

L’uomo in tutta la sua vita è in cerca di un equilibrio spirituale e di tranquillità che le pressioni provenienti dall’esterno non permettono di raggiungere in quanto sono molto forti e si ripercuotono nell’animo. Non si parla di spiritualità religiosa, ma dello stare bene con se stessi e con gli altri, cosa alquanto difficile, infatti, alcuni uomini che hanno intrapreso questo viaggio nei meandri più nascosti del nostro corpo-mente hanno rasentato la pazzia, proprio come il protagonista del film “Il vestito del prete”.

 

Nel film il protagonista non è un uomo comune bensì un uomo di “Dio” che, attratto sin da piccolo dalla religione e dalla cultura ecclesiastica, ad certo punto della sua vita per ritrovare la sua vera spiritualità è costretto a lottare contro le istituzioni e l’ordine ecclesiastico.

L’idea é tratta da un fatto realmente accaduto nel 1922 a Corsano, un paesino del sud Salento. Il film, attraverso la metafora del viaggio in treno (mezzo di comunicazione e di apertura culturale), ripercorre il viaggio spirituale che Don Vincenzo compie in cerca del suo “essere” mettendo in gioco anche la sua vita.

Don Vincenzo muore realmente all’età di 33 anni (anche se non si sa come), ma nel  film non raggiungerà mai la morte, perché seguiterà la sua ricerca e persevererà nel suo  perenne viaggio.

 

 

Nel nome del padre del figlio e dello spirito santo (amen)

Anno produzione 2004

Formato beta sp durata

Durata 2ore15 minuti colore pal 16:9 stereo

 

Regia, sceneggiatura montaggio:Vincenzo de Masi  Fotografia Teo Youssoufian, Scenografia Gabriella Martella, Edizione e assistente alla regia Irene Andreotti, Location Alfonso Riso, Aiuto regia e presa diretta Gianluigi Chiarello, Musiche di Guido Tognarini e Enrico Coniglio.Interpreti Mimmo Allamprese, Emanuele Asprella, Caterina Castagna, Emanuele Caputo, Riccardo Negro, Federico Rizzo, Luciano Schito, Luana Morciano, Paolo Lazzari e Antonio Russo.

 

 

 
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